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Psicotrapiantologia

Oggi i trapianti costituiscono una vera possibilità di guarigione per quelle patologie che, compromettendo irreversibilmente la funzionalità di alcuni organi, nel passato condannavano a morte sicura i malati o ad una qualità di vita fortemente compromessa dalla dialisi.

La mia curiosità per il trapianto di organi nata originariamente sull’onda emotiva di un personale dramma familiare, presto si è trasformata in un interesse umano e professionale.

E così studiando le varie fonti sul tema mi sono ritrovata di fronte ad un mondo estremamente complesso e articolato, carico di dilemmi e di incertezze, fatto di conquiste chimeriche e di grandi speranze.

Il processo di donazione e trapianto di organi e tessuti costituisce infatti, come direbbe Marcel Mauss, un fatto sociale totale: vi si sovrappongono e vi si intrecciano, fattori di ordine diverso, che vanno dagli aspetti medici della questione a quelli psicologici, economici, giuridici, etici, politici e religiosi.

È un fenomeno morfologico, che presuppone adeguate strutture sociali e sanitarie, precisi accordi nazionali e internazionali, banche di dati e reti di comunicazione. Fenomeno che richiede un approccio globale che deve necessariamente prendere in considerazione i diversi elementi in gioco, insieme alle loro molteplici correlazioni.

La Psicotrapiantologia si articola in due grandi filoni di lavoro e di studio:

  • La donazione
  • I trapianti

Entrambi si inseriscono in un quadro delicato e complesso fatto di sofferenza, patologie croniche, lutto e a volte traumi.

Da una parte ci sono persone malate, anche da anni, che attendono gli organi o tessuti per salvarsi o migliorare nettamente la loro qualità di vita, dall’altra ci sono coloro che si trovano a decidere se donare o meno gli organi e i tessuti del proprio caro appena deceduto per ridare una speranza di vita ad altri.

L’intervento in questi due ambiti del processo è ampio e articolato.

Per ciò che riguarda i trapianti, si va dal sostegno psicologico di chi vive una malattia cronica, alla valutazione clinica di chi può sostenerlo ed essere inserito in una lista di attesa, fino all’accompagnamento, della persona e dei suoi familiari, prima durante e dopo l’intervento chirurgico in un percorso di progressivo adattamento oltreché fisico anche psicologico.

Quando ci si occupa di donazione, specie per quella da cadavere, l’intervento psicologico si colloca nell’ambito della comunicazione delle cattive notizie.

La richiesta di organi e/o tessuti vengono rivolte ai familiari del potenziale donatore da parte di unità ospedaliere preposte, in un momento in cui i congiunti si trovano già in uno stato di grande fragilità e confusione poiché gli è stata appena comunicata la morte del proprio congiunto. E molto spesso purtroppo si tratta di persone giovani, improvvisamente decedute, che non hanno lasciato in vita una volontà di donazione espressa sulla carta di identità o attraverso le Associazioni di volontariato.

Quando si lavora con i familiari il lavoro è rivolto alla rielaborazione del lutto, del dolore e della disperazione, anche quando questi hanno trovato un senso più alto alla morte del proprio congiunto attraverso la donazione stessa.

Mi sono laureata in Psicologia alla Sapienza con una tesi in Antropologia medica sul “Trapianto degli organi in una prospettiva comparativa” studiandone vari aspetti: epidemiologici, psicologici, etici, socio culturali, antropologici, di immaginario filmico e narrativo. Successivamente, quando mi sono specializzata in Psicoterapia, ho approfondito il tema degli aspetti psicologici di chi l’organo lo ha ricevuto con un’altra tesi su “Il vissuto dei trapiantati di organo”.

Il mio lavoro con queste tematiche si sviluppa principalmente in due ambiti:

  • Ambito clinico, nel mio studio privato, dove seguo persone che coinvolte in un’esperienza donazione o trapianto vogliono elaborarne alcuni aspetti;
  • Ambito formativo, effettuando corsi per gli operatori sociosanitari (medici e infermieri) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma e dei volontari dell’Associazione Nazionale Donatori di Organi e Tessuti (AIDO Nazionale).
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