Introduzione

Il mio interesse per il trapianto degli organi è nato sull’onda emotiva di un dramma familiare e personale.

Ben presto, però, procedendo nella lettura delle fonti che si occupavano dell’argomento, il mio iniziale bisogno emotivo di conoscenza si è trasformato in un interesse umano e professionale.

Mi sono ritrovata di fronte ad un mondo, qual è quello della donazione e dei trapianti d’organo e tessuti, estremamente complesso e articolato, carico di dilemmi e di incertezze, fatto di conquiste chimeriche e di grandi speranze.

Il processo di donazione e trapianto di organi costituisce, per usare un’espressione di Marcel Mauss, un fatto sociale totale: vi si sovrappongono, infatti, e vi si intrecciano, fattori di ordine diverso, che vanno dagli aspetti medici della questione a quelli psicologici, economici, giuridici, etici, politici e religiosi.

È un fenomeno morfologico, che presuppone adeguate strutture sociali e sanitarie, precisi accordi nazionali e internazionali, banche di dati e reti di comunicazione. Un approccio al tema non poteva che essere globale, e doveva necessariamente prendere in considerazione i diversi elementi in gioco, insieme alle loro molteplici correlazioni.

Effettuati per la prima volta negli anni sessanta, i trapianti d’organo hanno visto costanti e significativi progressi tecnologici che ne hanno notevolmente aumentato le possibilità di successo, tanto che ormai non vengono più considerati come procedure sperimentali.

Rappresentano uno dei maggiori successi della medicina contemporanea poiché aprono la possibilità di curare alcune gravi malattie terminali, permettendo così di realizzare l’antico sogno dell’umanità ben rappresentato nel dipinto del Beato Angelico conservato nel convento di San Marco, a Firenze: in questo dipinto i Santi Cosma e Damiano sostituiscono la gamba in cancrena di un paziente affidato alle loro cure con quella sana di un guerriero saraceno appena deceduto.

Con il trapianto si è passati da una chirurgia puramente demolitiva, per la quale era fondamentale l’asportazione dell’organo malato, ad una chirurgia ricostruttiva, che restituisce invece all’organismo l’integrità funzionale con la sostituzione dell’organo stesso.

Il trapianto di organi come cuore, rene e fegato è divenuto prassi comune confortata da elevate percentuali di successo. E dal punto di vista tecnico, i trapianti si vanno ulteriormente perfezionando sia nella direzione di garantire meglio l’attecchimento e l’accettazione permanente del nuovo organo da parte del ricevente, sia nella direzione di ampliare la tipologia degli organi che si possono sostituire.

Si può perciò affermare che oggi i trapianti costituiscono una vera possibilità di guarigione per quelle patologie che, compromettendo irreversibilmente la funzionalità di alcuni organi, nel passato condannavano a morte sicura i malati o ad una qualità di vita fortemente compromessa.

Tuttavia il cammino dei trapianti non è stato propriamente una marcia trionfale in mezzo ad un’umanità plaudente. I trapianti di organi hanno da sempre sollevato, oltre ad entusiasmi, spesso incontrollati, anche contrasti e discussioni. E non poteva essere diversamente, considerata l’eccezionale portata clinica, etica e culturale, dei trapianti d’organo.

Fin dal suo sorgere infatti la pratica dei trapianti ha suscitato discussioni di natura etica e legale, sia che si trattasse di trapianto da vivente che da cadavere.

E ancora oggi, molti sono i dubbi e i dilemmi che accompagnano la tecnologia del trapianto, mentre nuove problematiche etiche e culturali emergeranno dallo spostamento continuo tra l’aspetto sperimentale e quello ordinario di tale pratica.

Oltre a questo, esistono delle vere e proprie resistenze alla donazione degli organi di carattere prettamente socio culturale.

Sebbene i sondaggi sul consenso alla donazione e ai trapianti rilevino che una parte sempre più consistente della popolazione sia favorevole alla donazione dei propri organi dopo la morte, la realtà mostra, poi, che questa disponibilità diventa concreta in misura più ridotta.

Questo vale in misura più o meno grande per tutti i Paesi. Di conseguenza, il numero degli organi disponibili raramente riesce a coprire il fabbisogno.

Per ovviare a questa carenza, si è invocata da più parti una legislazione sui trapianti che faciliti la donazione e renda disponibile un maggior numero di organi. In questa direzione si sono mosse le raccomandazioni dell’Unione Europea.

In Italia la legge 91 del 1999 stabilisce il criterio del silenzio – assenso “informato”: siamo tutti donatori, a meno che non esprimiamo un diniego nel corso della nostra vita. Ma dopo tanti anni manca ancora il decreto attuativo per la sua applicazione. Oggi, secondo un’opzione prevista dalla legge, si può dichiarare la propria volontà al momento del rilascio o del rinnovo della carta di identità. Il progetto Una scelta in Comune, voluto dal Ministero della Salute e dal Centro Nazionale Trapianti, riunisce le dichiarazioni di volontà raccolte dalle ASL, dall’Aido e dai Comuni.

Ma perché tale donazione degli organi, quali che siano i termini della sua regolamentazione, non si presenti come un’indebita pressione o addirittura come una sottrazione di un bene personale, è necessario compiere una paziente e accurata opera di informazione e chiarificazione sia sulle questioni mediche che sui valori etici che sono in gioco, non trascurando di considerare l’importanza dei fattori culturali e sociali specifici di ogni società entro i quali essi vengono compresi e accettati.

Anche il migliore dei programmi non approda a nulla, o incontra quantomeno delle formidabili resistenze, se non tiene conto dell’opinione pubblica e non si inserisce in un clima economico favorevole.

Il fattore costi è di grande rilevanza nelle politiche sanitarie: si pensi al peso che considerazioni di ordine strettamente economico hanno avuto nell’orientamento di vari Paesi in fatto di trapianto renale, trattamento che risulta decisamente vantaggioso rispetto alla dialisi.

Ma ai fattori economici se ne affiancano altri, non meno decisivi, di ordine culturale.

Ci si è interrogati sulle rappresentazioni e i valori etici e culturali che si accompagnano al dono e al trapianto di una specifica componente del corpo umano e chiesto quali, fra questi, possano costituire degli ostacoli, delle resistenze non solo in rapporto al donare, ma anche allo stesso ricevere gli organi.

Mentre le associazioni dei donatori continuano a proporre l’ideale di un dono gratuito, anonimo e liberamente consentito, la società deve affrontare il pratico diffondersi di un mercantilismo che si affianca al modello della gratuità: gli organi vengono venduti e comprati, in transazioni che superano i confini nazionali e coinvolgono donatori viventi, spinti dalla miseria a vendere un organo per sopravvivere. Alla luce del concetto umanistico di “donazione” degli organi come “doni di vita” come si spiega il commercio delle parti del corpo esistente in alcuni Paesi del Mondo?

Sulla base del principio etico fondamentale della medicina “primum non nocere”, è lecito che una persona sana si privi di un suo organo, a scapito della sua integrità fisica, per il bene di un parente o addirittura di un “estraneo”?

E nel caso del trapianto da cadavere: in seguito a quale “tipo di morte” è lecito prelevare gli organi? Quando sono i parenti a decidere in merito alla donazione degli organi di un proprio congiunto, quali sono i fattori socio culturali che influiscono sulla donazione o meno degli organi del proprio caro?

Il trapianto degli organi, pur essendo una terapia di routine, è qualcosa di diverso dall’aver subito un intervento riparatore, una rimozione, o l’inserimento di una protesi. C’è l’impressione che, in questo caso, sia cambiato qualcosa nel corpo (e magari anche nella personalità) del ricevente e che possa farsi sentire, a livello di vissuto personale, qualche effetto del fatto che dentro di lui stia funzionando l’organo di un altro, e magari anche della consapevolezza che quell’organo sia stato disponibile perché quell’altro è morto.

Come vive il paziente trapiantato l’inserimento di un organo appartenuto ad un’altra persona, e ad un’altra vita, all’interno del proprio corpo?

Di questo e altri dilemmi mi sono occupata affrontando il processo della donazione e del trapianto di organi.

TORNA AGLI ARTICOLI

Cerchi uno Psicoterapeuta a Roma?

Per qualsiasi tipo di richiesta o informazione

CONTATTAMI