Ti succede di sentirti stanco, affaticato e confuso?

Di provare smarrimento e di avere l’impressione che la vita ti stia sfuggendo di mano?

“Nella vita non importa cosa ti capita ma cosa ne fai di quello che ti capita” (Soren Kierkegaard)

Spesso siamo convinti di conoscere già tutto di noi stessi e che l’andamento della nostra vita sia dipeso solo da eventi esterni e dagli “altri”. Per questo ci meravigliamo quando in un percorso di psicoterapia incontriamo aspetti sconosciuti e inaspettati del nostro mondo interno e delle relazioni.

Nella mia esperienza clinica spesso le persone chiedono un supporto psicologico per diversi motivi: ansia, attacchi di panico, sintomatologie psicofisiche, per gestire le emozioni, difficoltà relazionali, un lutto, una separazione, un momento difficile dell’esistenza, un conflitto che li paralizza o perché non stanno più bene nella loro “pelle” e desiderano un cambiamento.

Se anche tu ti riconosci in una di queste condizioni e hai cercato di farcela da solo/a con tutte le tue forze ma poco o nulla è cambiato, potrebbe essere arrivato per te il momento di parlare con uno specialista che ti possa aiutare a fare chiarezza nel tuo mondo interno per ritrovare quell’energia e coraggio necessari al cambiamento che stavi ricercando, più o meno consapevolmente.

Ci possono essere nella vita situazioni di impasse in cui ci sentiamo confusi, bloccati, inadeguati.

Sono momenti in cui la nostra capacità di gestire difficoltà ed emozioni è superata di gran lunga dal nostro malessere e dal senso di impotenza. A volte non siamo ben consapevoli di cosa esattamente ci faccia stare male, altre volte ci è invece più chiaro.

Non esistono indicazioni precise circa l’intensità e la durata del malessere che ci dicano quale sia il momento “giusto” per iniziare. Dipende dal nostro personale sentire.

Il motivo principale per il quale una persona va in terapia è perché non sta bene con sé stessa (o non sta più bene) sul piano emotivo, relazionale e psicofisico o perché ha bisogno di fare chiarezza. Diverse possono essere le circostanze in cui nasce il bisogno, a volte la persona può aver subito un lutto, una separazione, un trauma, può manifestare dei sintomi fisici che non sono curabili soltanto dai farmaci, o sta vivendo una condizione di stress post traumatico. Ognuna di queste condizioni è una buona occasione per iniziare a prendersi cura di sé.

Nonostante da più parti nella società venga riconosciuta l’importanza degli effetti di un percorso di consapevolezza, persistono ancora oggi dei luoghi comuni, specie in Italia, nei confronti di un lavoro psicologico che vanno nella direzione opposta rispetto all’idea di un’opportunità di sviluppo e cambiamento.

Alcuni di questi sono:

  • Mica sono matto!
  • Non ho bisogno di aiuto, faccio da solo
  • Basta avere dei buoni amici
  • Non sono un debole
  • Come può aiutarmi se non mi conosce?
  • Mi farà il lavaggio del cervello
  • Cambiare se stessi è impossibile
  • Chissà quanto dura….

Permane dunque la convinzione che “Bisogna farcela da soli”, che parlare con amici e familiari abbia lo stesso valore che andare da uno psicologo e che questi sia uno “strizzacervelli” da cui vanno solo i “pazzi”.

È più facile accettare di andare dal medico, anche per un malessere di natura prettamente psicologica, che non da uno psicologo o psicoterapeuta; è preferibile trovare in un farmaco la soluzione, presumibilmente rapida, alla sofferenza piuttosto che in un lavoro apparentemente più lento di contatto con le parti doloranti di sé.

Nella nostra cultura è ancora oggi molto sentito il disonore della malattia mentale, la paura di essere etichettati come “folli” o “fragili” e di perdere come conseguenza il riconoscimento sociale. E allo stesso tempo la soluzione alle difficoltà vuole essere rapida, facile e immediata, come si conviene per le cose semplici, mentre la psiche ed il comportamento umano sono tutt’altro che semplici, ma complessi e strutturati nel tempo e per questo non immediatamente modificabili.

Un ulteriore aspetto della difficoltà di affidarsi a uno specialista è il timore di sentirsi giudicati da chi non ci conosce, quando in realtà si tratta soprattutto del giudizio verso sé stessi, dal momento che lo psicologo in primis è tenuto a non giudicare.

La difficoltà nella scelta di iniziare un percorso interiore è da ricondursi probabilmente al timore di conoscere davvero se stessi. Scoprire nuove parti di sé, non sempre positive, può apparire come un grande ostacolo che non tutti hanno voglia di affrontare.

Fare i conti con se stessi può essere destabilizzante, ma il cambiamento nasce proprio dalla crisi e dall’accettazione di sé.

Paradossalmente bisogna essere incredibilmente forti per avere il coraggio di trasformarsi e lavorare su di sé e, una volta superato lo scoglio, si tratta di un bel processo di cambiamento che trasforma la vita.

Lo psicoterapeuta cammina con la persona, non si sostituisce ad essa nel processo di cura.

L’ascolto del professionista non è legato al senso comune, come per esempio quello di un amico, ma si appoggia su teorie e tecniche che conferiscono scientificità ed efficacia al suo intervento. Si tratta di una relazione di aiuto dove il terapeuta non offre soluzioni magiche e immediate o una “guarigione passiva” piuttosto “ti aiuta ad aiutarti” valorizzando le tue risorse o aiutandoti a scoprirle.

Si va in psicoterapia per il bisogno di fare ordine tra pensieri emozioni e relazioni, per la voglia di cambiare qualcosa del proprio mondo interno e relazionale e per una crescita personale.

Lo psicoterapeuta accompagna la persona nella ricerca di risposte, nel formulare domande, nel riconoscere emozioni, pensieri, risorse personali, modelli di comportamento (spesso non più adeguati) nonché nella scelta di azioni da compiere per attuare il cambiamento.

Possiamo definire la psicoterapia come un processo di “cura dell’anima” che accompagna la persona ad attraversare i propri disagi e individuare una realizzazione più soddisfacente dell’esistenza. Un progressivo sviluppo nella consapevolezza di sé e sull’effetto delle proprie scelte.

Bisogna avere molto coraggio per mettersi di fronte alla propria fragilità e confusione così come ci vuole molta curiosità per esplorare nuove esistenze possibili.

Succederà così anche a te. Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani.”

Fedor Dostoevskij, Le notti bianche

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